Allenarsi quando qualcosa fa male: quando fermarsi e quando continuare
· Alessio Bidese
Fermarsi a ogni fastidio è un errore. Ignorare ogni dolore è un errore peggiore. Tra questi due estremi si allena, male, la maggior parte delle persone.
Lo vediamo continuamente, da entrambi i lati del nostro lavoro — in sala e sul lettino: c’è chi salta due settimane di allenamenti per un indolenzimento normale, e chi “stringe i denti” su un dolore vero finché non diventa un problema serio. In entrambi i casi manca la stessa cosa: un criterio per decidere.
Proviamo a dartelo.
Prima distinzione: indolenzimento non è dolore
I DOMS (dolori muscolari a insorgenza ritardata: l’indolenzimento che compare 24-48 ore dopo un allenamento) sono la cosa più fraintesa della sala pesi. Caratteristiche riconoscibili: arrivano il giorno dopo, non durante; sono diffusi su tutto il muscolo che ha lavorato, non in un punto preciso; sono simmetrici se l’esercizio era simmetrico; migliorano muovendosi e scaldandosi.
I DOMS non sono un infortunio e non sono nemmeno la prova che l’allenamento “ha funzionato” — sono semplicemente il segno che hai fatto qualcosa di insolito per i tuoi muscoli. Con i DOMS ci si può allenare: anzi, un lavoro leggero li fa passare prima del divano.
Il dolore vero parla un’altra lingua: è localizzato in un punto, spesso vicino a un’articolazione; può comparire durante l’esercizio, a volte in modo improvviso; peggiora con un movimento specifico invece di migliorare col riscaldamento.
La regola del semaforo
Per il dolore durante l’allenamento, un criterio pratico usato in ambito riabilitativo è pensare a una scala da 0 a 10 e dividerla come un semaforo:
- Verde (0-3): fastidio lieve, che non altera il modo in cui esegui il movimento e sparisce poco dopo la fine. Si può continuare, monitorando.
- Giallo (4-5): dolore chiaro. Non è automaticamente “stop tutto”, ma è “cambia qualcosa”: riduci il carico, il range di movimento o sostituisci l’esercizio. Se con le modifiche torna in zona verde, bene; se no, per oggi quel movimento si salta.
- Rosso (6+), o qualunque dolore acuto e improvviso: ci si ferma. Non “un’altra serie e vediamo”.
E un secondo criterio, altrettanto importante: il giorno dopo. Se il fastidio di ieri oggi è uguale o migliore, il corpo ha tollerato il lavoro. Se oggi è peggio — più intenso, più esteso, presente anche a riposo — il carico era troppo, e insistere sulla stessa strada di solito non la migliora.
I due errori speculari
Chi si ferma troppo ragiona così: fa male → riposo totale finché non passa. Il problema è che, come per il mal di schiena, il riposo assoluto raramente è la risposta: i tessuti recuperano meglio con un carico ridotto e progressivo che con l’immobilità, e settimane di stop tolgono forza proprio dove servirebbe di più.
Chi non si ferma mai ragiona all’opposto: il dolore è debolezza che esce dal corpo, si stringe i denti. Con i DOMS può anche permetterselo; con un dolore localizzato che peggiora allenamento dopo allenamento, sta solo comprando un problema più grande a rate.
La via di mezzo ha un nome poco romantico: gestione del carico. Quasi mai la scelta è tra “allenarsi” e “fermarsi” — è tra allenarsi uguale e allenarsi diverso: meno peso, esercizi alternativi per la zona che protesta, e pieno regime su tutto il resto del corpo, che non ha colpe.
Quando il fai-da-te non basta
Ci sono situazioni in cui il semaforo non si applica e serve una valutazione — nostra o, prima ancora, del medico: dolore comparso con un trauma o un movimento brusco con gonfiore; dolore notturno che non dipende dalla posizione; formicolii o perdita di forza; un dolore “giallo” che dopo due-tre settimane di gestione sensata non accenna a migliorare.
È il vantaggio di avere sala e studio massoterapico nello stesso posto: chi ti vede sul lettino sa cosa fai col bilanciere, e il programma si adatta al problema invece di ignorarlo — o, peggio, di fermare tutto.
L’idea da portare a casa
Il dolore durante l’allenamento non è un semaforo rosso automatico, né un rumore di fondo da ignorare: è un’informazione. Imparare a leggerla — indolenzimento o dolore? verde, giallo o rosso? oggi meglio o peggio di ieri? — vale più di qualunque programma perfetto.
E quando l’informazione non è chiara, chiederla a qualcuno che la sa leggere non è debolezza: è gestione del carico applicata bene.