Piede e mal di schiena: il legame che (quasi) nessuno considera
· Alessio Bidese
Se hai un mal di schiena che va e viene da mesi e hai già escluso le cause più ovvie, forse una parte della risposta è più in basso di quanto pensi: nei tuoi piedi.
È un collegamento controintuitivo. Quando la schiena fa male, guardiamo la schiena. Al massimo alziamo lo sguardo al collo o alle spalle. Quasi mai lo abbassiamo fino a terra, dove ogni giorno appoggi tutto il peso del corpo su due superfici grandi come il palmo di una mano.
Il piede non è solo un supporto: è un organo che sente
Siamo abituati a pensare al piede come a una base, un piedistallo su cui sta il resto. In realtà è molto di più. La pianta del piede è ricca di recettori nervosi, terminazioni che informano di continuo il cervello su dove sei, come è distribuito il tuo peso, quanto sei stabile.
In questo senso il piede lavora come un vero organo sensoriale: raccoglie informazioni e le invia al sistema che governa la postura, cioè il modo in cui stai in piedi e ti muovi senza doverci pensare.
Il piede sente il terreno e, insieme all’occhio e all’orecchio interno, aiuta il corpo a decidere come restare in equilibrio. Non è un dettaglio: è una parte attiva del controllo posturale.
Come un appoggio scorretto può risalire fino alla schiena
Il corpo funziona a catena. Il piede è collegato alla caviglia, la caviglia al ginocchio, il ginocchio all’anca, l’anca al bacino, il bacino alla colonna. È quella che in ambito clinico si chiama catena posturale: una serie di segmenti che lavorano insieme.
Quando l’appoggio del piede è alterato — per esempio se tende a cadere troppo verso l’interno o verso l’esterno — quel piccolo squilibrio non resta lì. Può risalire lungo la catena e chiedere agli altri segmenti di compensare.
Il bacino può ruotare leggermente. La colonna può adattarsi. E i muscoli della zona lombare possono ritrovarsi a lavorare più del dovuto, giorno dopo giorno, per tenere tutto in asse.
Attenzione: questo non significa che ogni mal di schiena nasca dai piedi. Vuol dire che un appoggio scorretto può contribuire al quadro, ed è una variabile che spesso nessuno ha ancora guardato.
I segnali che il tuo piede ti manda (e che spesso ignori)
Alcuni indizi sono più semplici da notare di quanto pensi.
- Le scarpe si consumano in modo asimmetrico: un tacco molto più liscio dell’altro, o un lato del battistrada che cede prima.
- Ti senti instabile su un piede solo, per esempio quando infili i pantaloni in piedi o resti fermo in fila.
- Un piede tende a ruotare verso l’esterno più dell’altro quando cammini.
- Avverti tensione o stanchezza plantare a fine giornata, anche senza aver camminato molto.
Sono segnali, non diagnosi. Ma se li riconosci e convivi con un mal di schiena ricorrente, vale la pena portarli all’attenzione di un professionista invece di archiviarli come normali.
Cosa si muove nel mondo osteopatico
Che il piede meriti più attenzione non è un’idea isolata. Nel settore osteopatico se ne discute sempre di più, al punto che nascono percorsi formativi dedicati proprio a questo tema.
Un esempio è il corso Il piede, diaframma dimenticato — Podologia per l’osteopatia, che si terrà a Milano dal 2 al 4 ottobre 2026, tenuto dal dottor Fabio Moro, pensato per approfondire il piede come organo sensoriale e motorio — centrale nel controllo posturale e nella biomeccanica dell’arto inferiore — e non come semplice punto di appoggio.
È il segnale di una direzione: guardare al piede come nodo importante di un sistema più ampio, non come parte isolata a sé stante.
Perché serve uno sguardo integrato
Proprio perché il piede tocca competenze diverse, ha senso non affrontarlo da un solo punto di vista.
Il podologo studia l’appoggio, la struttura del piede e l’eventuale bisogno di un supporto plantare. L’osteopata osserva come il piede dialoga con il resto della catena. Il lavoro sui tessuti, come la massoterapia, può accompagnare il percorso: molte persone trovano sollievo dalla tensione muscolare che quegli squilibri si portano dietro.
Nessuna di queste figure sostituisce le altre. Insieme, però, offrono una lettura più completa di un quadro che raramente ha una causa sola.
Tre piccoli test di consapevolezza a casa
Non sono esami e non danno risposte definitive, ma aiutano a farti notare qualcosa che di solito non guardi.
- L’equilibrio su un piede. In un punto sicuro, resta su un piede solo per venti secondi, poi cambia. Un lato ti sembra molto più incerto dell’altro?
- La lettura delle scarpe. Prendi un paio di scarpe usate da mesi e appoggiale su un tavolo. Il consumo delle suole è simmetrico o un lato è molto più segnato?
- La camminata osservata. Chiedi a qualcuno di guardarti camminare o di filmarti di spalle. Un piede ruota più dell’altro? Un’anca sembra cedere?
Se emerge un’asimmetria evidente, non è un verdetto: è un motivo in più per approfondire.
Quando vale la pena una valutazione posturale completa
Se il mal di schiena torna a ondate da mesi, se hai già escluso le cause più evidenti e se riconosci alcuni dei segnali di cui abbiamo parlato, una valutazione posturale completa può aiutarti a mettere insieme i pezzi.
Non per trovare un colpevole unico, ma per capire come le tue parti lavorano insieme, piedi compresi. A volte la zona che fa male non è quella da cui tutto è partito.
E il punto di partenza, ogni tanto, è proprio lì dove appoggi i piedi.
Fonte: Tuttosteopatia, corso “Il piede, diaframma dimenticato — Podologia per l’osteopatia”, dr. Fabio Moro, in programma il 2–4 ottobre 2026. Link: tuttosteopatia.it